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Mirafiori e il dito che nasconde la luna
15 gennaio 11 | Dichiarazioni

Sotto un'enorme lente mediatica e a soddisfazione delle diverse tifoserie è arrivato il verdetto di Mirafiori: 54 per cento sì, 46 no.
Il resp. Lavoro dei GD E-R interviene sul referendum allo stabilimento di Mirafiori: "C'è chi lo definisce un momento storico, ma personalmente dubito che la generazione under30 di oggi vedrà gli effetti di questo accordo pesare sulla propria vita lavorativa"

 
Sotto un’enorme lente mediatica e a soddisfazione delle diverse tifoserie è arrivato il verdetto di Mirafiori: 54 per cento sì, 46 no. C’è chi lo definisce un momento storico, ma personalmente dubito che la generazione under30 di oggi vedrà gli effetti di questo accordo pesare sulla propria vita lavorativa. Un tempo, quando gli accordi aziendali in Fiat venivano stipulati, al momento simbolico si poteva affiancare un aspetto pragmatico: l’80 per cento dei lavoratori era occupato in una fabbrica, il restante 20 era impiegato o lavoratore autonomo. Ora le percentuali vanno ribaltate. Ma c’è un altro aspetto, sul quale si ragiona troppo poco nella discussione pubblica, che ancor più fa apparire Mirafiori come il dito che nasconde la luna dietro a sé. Oggi, in Italia, il 90 per cento dei nuovi occupati viene assunto con un contratto precario. In Emilia Romagna accade nell’80 per cento dei casi. Un esercito di giovani, per lo più, che nemmeno saprebbe concepire un sistema di tutele e di diritti simile a quello di un contratto nazionale di categoria. Che non conosce malattie, pause pranzo, maternità, permessi sindacali, ferie, tredicesime né quattordicesime. E che, se non fosse per gli ammortizzatori sociali in deroga finanziati e garantiti da alcune Regioni, non saprebbe ricondurre a significato nemmeno espressioni come “cassa integrazione”. E’ il momento di pensare anche a questi lavoratori, con una battaglia comune, che lasci indietro gli egoismi di sigla o di categoria. C’è un problema di competitività rispetto alla globalizzazione del mercato. Anche sull’accordo di Mirafiori una parte del sindacato avrebbe dovuto vincere il proprio istinto conservativo per affrontare, pur difendendo a spada tratta i diritti, gli aspetti dell’efficienza sul luogo di lavoro. Al di là di questo, però, le parti datoriali e il governo devono spiegare a quale “competitività globale” sono esposte categorie come i lavoratori della conoscenza, avvocati, giornalisti, lavoratori della grande distribuzione commerciale, impiegati della pubblica amministrazione, solo per fare alcuni esempi. Se, come pare a noi, rispetto a queste categorie non vale la “scusa” della globalizzazione, allora perché anche in questi casi si ricorre, e pesantemente, a contratti precari? C’è una sfida da combattere, tutti assieme. E per vincerla, per prima cosa, bisogna lavorare perché torni unito il mondo del lavoro. Irresponsabile, quindi, è chi anche in queste ore fa il tifo per il perpetuarsi della divisione sindacale. E ottuso è altrettanto chi, nella vicenda di Mirafiori, approfitta per aizzare gli operai contro gli impiegati. Con queste logiche saranno i vari Marchionne a dettare le regole in ogni tavolo. E, paradossalmente, saranno loro percepiti come i protagonisti del riformismo italiano.

Andrea Tarroni
resp. Lavoro GD E-R


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