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La Memoria, un esercizio di civiltà
27 gennaio 11 | Dichiarazioni

"Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, e' un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'e' il Lager, il campo di sterminio."

 
La Memoria, in questi anni frenetici, di ritmi sempre più sostenuti, è ormai un esercizio di pazienza. La Memoria, come ricordo vivido di ciò che fu, è un esercizio ineliminabile dello sviluppo e della società umana. Al contrario della maggior parte delle creature, la Memoria ci permette di ricordare il nostro sviluppo, i nostri traguardi, di fare tesoro dei nostri sbagli. La Storia umana, tutt'altro che lineare, è costellata da infiniti incidenti di percorso, da periodi in cui ciò che è razionale diventa irrazionale, ciò che è umano si fa bestiale. Non a caso le società più coese hanno una fortissima Memoria Storica, che significa anche forte coesione nazionale. Dovremmo tenerla a mente quando celebriamo il 150° anniversario dell'unità della nostra Italia, e spesso ne ignoriamo i trascorsi.
La Memoria è un esercizio che dobbiamo allenare, perchè, passata un'emergenza, un'esigenza, tende a sfumarsi, ad esser meno percepibile e percepita nelle generazioni che verranno. In quest'Europa fiorita sopra le macerie di secoli di guerre e soprusi, ha avuto teatro lo sterminio massimo del popolo ebreo, e di tante altre minoranze più o meno ricordate.
il mondo è ancora pieno di genocidi, lontani forse, ma concreti e tangibili. E' opportuno ricordare però, che l'olocausto non fu un atto di guerra contro il nemico, se non nello sterminio dei prigionieri politici. Fu un atto premeditato e costruito consciamente nel tempo, perpetrato contro una parte di popolazione innocente scelta come capro espiatorio per i sommovimenti dell'epoca. La soluzione finale implicò che centinaia, migliaia di uomini pianificassero a tavolino una filiera di distruzione di massa, con le sue infrastrutture, con le sue procedure, con le sue regole ed i suoi tempi.
Non fu un atto fulmineo e folle di squilibrati. Ci chiediamo come sia stato possibile che l'orrore venisse perpetrato senza smuovere le coscienze degli aguzzini, senza scatenare un rifiuto ancestrale all'annientamento dei propri simili. Ci chiediamo come sia stato possibile che l'odio indotto fosse talmente smisurato da rendere gli assassini impermeabili a qualsiasi umanità. Ciò però è stato, non in qualche luogo sperduto e primitivo, ma nella già civile e sviluppata Europa.
Questo ci deve far meditare. L'irrazionalità, l'orrore, l'essenza del male non si tengono alla larga dagli esseri umani semplicemente perchè rifiutati dalla nostra indole. Bastano poche semplici scintille per riaccendere la barbarie nelle società miti, per trasformare la normalità in orrore.
Vorrei concludere questa nota con una riflessione, quella fatta da Vittorio Foa, nell'introduzione a Primo Levi, in "Se questo è un uomo":
"Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, e' un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'e' il Lager, il campo di sterminio."




Riccardo Ricci Petitoni
Segretario regionale GD E-R




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