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ROM (A) - Riccardo Ricci Petitoni
8 febbraio 11 | Dichiarazioni

Il risultato delle politiche di questa destra infame, capeggiata dalla Lega di Maroni e Bossi, la vediamo in questi giorni, non nelle roccaforti lombarde e venete dove i leghisti governano con giunte monocolore, ma nella, a loro dire, ladronissima Roma, dove il mantra delle sicurezza e dell'intolleranza ha fatto quattro nuove vittime innocenti.

Quattro bambini rom morti nel rogo della loro baracca di plastica e cartone, andata in fumo nell'abbandono e nel degrado di un piazzale dismesso.
Qualcuno, dopo il cordoglio, dirà che la colpa è in fondo dei rom stessi, che vivono di espedienti e che lasciano vivere i propri figli in condizioni a dir poco precarie. Responsabilità diffuse probabilmente, nel dramma ora è inutile cercare dei capri espiatori.
Cocente è però la responsabilità politica di chi governa la città, e di chi ha fatto della sicurezza il suo slogan elettorale. Il sindaco Alemanno aveva promesso di dare un giro di vite sugli insediamenti rom nella Capitale. Al momento del suo insediamento gli accampamenti abusivi erano 80, dopo tre anni sono diventati 209. Sull'onda dell'emergenza da lui annuciata, il governo ha celermente stanziato 30 milioni di euro per dare slancio ai progetti del neosindaco. Ma i campi attrezzati sono ancora soltanto 7 e vennero tutti realizzati al tempo della giunta Veltroni. Quegli ingenti finanziamenti non si sa bene dove siano andati a finire..una parte impiegata per decine di sgomberi, una parte giace ancora inutilizzata, 12 milioni di euro paiono finiti in impianti di videosorveglianza 24 ore che non ha scongiurato la presenza di furti e ricettazioni all'interno dei campi. Un insediamento videocontrollato può sembrare più sicuro, ma a nulla serve se non si lavora sulle politiche di inserimento sociale, di alfabetizzazione e di ripristino della legalità generale della comunità intera.
 
I rom, come le culture zingare, hanno una storia ed abitudini millenarie, che van rispettate ma che non li assolve dai loro doveri e dalle loro responsabilità. I rom sono anche persone, prima che cittadini comunitari ed italiani (circa la metà dei rom in Italia lo sono), e come tali hanno diritto ad essere tutelate nei loro diritti fondamentali.
La famiglia Vasile, i genitori ed i quattro bambini, vivevano in una baracca isolata dopo esser stati sgomberati diverse volte negli ultimi anni. Nessuno si era preoccupato di assicurare ai bambini un'istruzione, o di proporgli un campo attrezzato dove vivere.
Attrezzare insediamenti decenti, vincolandoli all'istruzione scolastica per i bambini sarebbe il passo più immediato e se vogliamo scontato. Il degrado non si sposta, si smonta pezzo per pezzo e vi si pianta sopra una società sana. Le comunità rom stesse potrebbero essere impegnate nella gestione dei campi, contrastando le pratiche d'illegalità, mentre le nuove generazioni, più integrate perchè scolarizzate, porrebbero le basi per una più sicura convivenza ed interscambio.
Le politica di sgomberi di Alemanno è stata un fiasco totale, perchè senza un'alternativa credibile le famiglie rom si sono soltanto spostate da un luogo all'altro, ed anzi si sono frammentate in mille rivoli ai lati della città. La povertà non consente alternativa. Non concepiremmo mai di vedere i nostri vicini di casa impoveriti finire sotto un ponte, ma in qualche modo strano siamo disposti a tollerare che ci siano intere famiglie che vivono ai margini della società, solo perchè non conosciamo i loro volti.
 
Le politiche d'integrazione che vorremmo vedere non sono a costo zero e non danno frutti elettorali a breve termine ma son di sicuro effetto, molto più che una telecamera puntata sull'indifferenza.
 
Riccardo Ricci Petitoni
Segretario GD Emilia-Romagna


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