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"Abbiamo fame di sapere, non di tagli"
22 giugno 10

Il segretario regionale dei Giovani Democratici parteciperà giovedì allo sciopero della fame proposto dalla CGIL Ravenna contro i tagli alla scuola. I GD emiliano-romagnoli aderiscono anche allo sciopero regionale indetto dalla CGIL per venerdì 25 giugno

 
"Il tremendo affondo sulla scuola italiana uccide il sapere, e toglie il pane alle generazioni future, perché soltanto la conoscenza permette all'individuo di affrontare le sfide della vita" attacca così Riccardo Ricci Petitoni, segretario regionale dei Giovani Democratici emiliano-romagnoli, motivando la sua partecipazione allo sciopero della fame in staffetta promosso dalla CGIL Ravenna, che da mercoledì scorso ha dato vita ad un presidio in Piazza del Popolo per protestare contro i provvedimenti del Governo sulla scuola "La situazione è gravissima, e questo governo non ha la minima voglia di ascoltare le esigenze dei cittadini, degli studenti, delle famiglie. Oltre allo scempio che si sta compiendo sulla scuola primaria, dai prossimi anni le ore di studio saranno fortemente ridimensionate anche negli istituti superiori: fino a 759 ore annuali in meno nei licei artistici, meno 825 ore per la sperimentazione Brocca allo scientifico. Sforbiciate di quasi la metà le ore di italiano, di seconda e terza lingua e le ore di laboratorio negli istituti tecnici e professionali. Una vera strage dei saperi"

"Come Giovani Democratici, come studenti, come giovani, abbiamo il dovere di mobilitarci e costruire per il prossimo autunno un movimento unitario che espliciti tutta la sua forza per fermare questa "riforma"; per questo siamo al fianco del sindacato, anche nella protesta dei lavoratori contro l'iniquità della manovra finanziaria" conclude Ricci Petitoni. Giovedì in Piazza per lo sciopero della fame sarà anche Andrea Tarroni, responsabile Lavoro per i GD E-R :  "Il sistema scolastico italiano sta pagando questa crisi da due anni a questa parte, con un piano di tagli già avviato da 8 miliardi di euro. Oltre al miliardo che lo Stato deve, in termini di trasferimenti dovuti e mai erogati, al mondo della scuola pubblica, ora si aggiungono i tagli che, certamente, dovranno effettuare gli enti locali dal momento che riceveranno delle riduzioni insostenibili nei fondi erogati dallo Stato per effetto della manovra finanziaria straordinaria. Si prospetta quindi uno scenario ancor più drammatico, quando già ora accade che genitori debbano mettere la carta igienica nelle cartelle dei figli; che manchino gli insegnanti per il tempo pieno, per le supplenze; che in alcuni istituti si debba pagare anche 100 euro per partecipare all'esame di maturità (altrimenti non si riuscirebbero a pagare i rimborsi ai commissari esterni); che per il cambiamento dei parametri nella composizione delle classi si possano trovare anche 30 studenti in un'aula, indipendentemente dal numero di disabili o immigrati con problemi di lingua. Senza contare l'intollerabile precarizzazione del corpo docente. Noi ci priveremo del cibo per 24 ore, ma quello che davvero viene lasciato a morire senza risorse è il sistema di istruzione pubblico. Calamandrei sosteneva che ‘trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere'. E' evidente che l'intendimento di questo governo è l'opposto, per questo saremo in piazza a Bologna il 25. A fianco dei lavoratori, vicini ai cittadini del domani".

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