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Paolo Borsellino: un eroe italiano
19 luglio 10 | Dichiarazioni

"la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in... in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me."
Paolo Borsellino

 
18 anni fa, in queste ore, veniva assassinato a Palermo, insieme a 5 agenti della scorta, il giudice Paolo Borsellino. La mafia decise di giustiziarlo facendogli esplodere accanto 100kg di tritolo, quasi a rimarcare l'intrinseca fragilità dell'essere umano di fronte al mostro stragista e brutale che è la mafia. Noi sappiamo che non è così. Borsellino, insieme a Falcone, Peppino Impastato, e tutti gli uomini e le donne che hanno dichiarato guerra alla mafia, sanno che questa piovra può e deve essere sconfitta, anche a costo del loro sacrificio. Paolo Borsellino sapeva bene cosa l'aspettava, era consapevole della situazione di pericolo in cui ogni giorno viveva e lavorava, estirpando a poco a poco le radici mafiose dalla società. L'omertà, ed il piegarsi del potere ai suoi interessi, sono le due colonne che tengono in piedi la rete mafiosa. Nel loro sciocco delirio di onnipotenza, i boss mafiosi pensavano, con le stragi di Capaci e via D'Amelio, di zittire ed annichilire le resistenze alle pratiche mafiose. Non fu così: l'immane sacrificio smuove ancor oggi decine di migliaia di coscienze, di liberi cittadini che non accettano più il giogo di un'organizzazione violenta e sanguinaria. E' anche grazie al lavoro ed alla missione di uomini come Borsellini che esistono oggi persone come Roberto Saviano, che non hanno paura di affrontare la mafia a testa alta. E poi c'è la politica. Per sconfiggere la mafia, bisogna sottrargli ogni linfa vitale, ogni angolo di potere. La politica può far molto per questo. Ma per farlo la politica devo odiare profondamente la mafia, deve disprezzarla in ogni suo atomo, deve avere dentro un gene costitutivamente avverso alle infiltrazioni mafiose. Non esiste una mafia da combattere ed una da difendere. La mafia non può essere contrastata davanti all'opinione pubblica, per poi magari chiederle in privato favori o protezione. Non vi può essere alcuna mediazione con la mafia, perchè è come un cancro, che se non viene azzerato si diffonde e si perpetua, portando alla morte l'organismo che la ospita. Al governo ci sono persone che si riempiono la bocca attribuendo a sè stessi la lotta che la magistratura insieme alle forze dell'ordine compiono con costanza contro le cosche mafiose. Ma alle spalle emergono personaggi come Dell'Utri, Cosentino, i legami della nuova P3 e tanti piccoli ras locali che intrattengono volentieri legami con la mafia. Questo è inaccettabile. Finché in Italia avremo al potere uomini come questi, non ci sarà mai vera giustizia per Paolo Borsellino e tutti i morti di mafia. Noi, Giovani Democratici, giovani del nuovo millennio, ci batteremo SEMPRE perché la distruzione della mafia sia un valore assoluto, da attuare in ogni momento ed in ogni dove. Anche qui al Nord, dove, nel silenzio e nell'indifferenza, le mafie tentano di allungare le proprie grinfie.

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mafia |  borsellino |  falcone | 

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